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quella mano sulla patta ovvero la bella fagiana

Per cacciare abbondantemente cacciare è necessario ingozzarsi di cibi ricercati e ipo-salutisti di prima mattina.

La pratica della caccia, quella per cui imbracci il tuo fucile, ti vesti con quelle belle divise selvagge e ricercate, quelle di cui vai fiero.

Imbracci il fucile a pallettoni, indossi munizioni come fossi un impiccatore, cammini duro, giungi al bosco della tua fantasia, prosegui lungo il cammino selciato segnato sembrato. Colpisci fuoco fiamme eternità, spari ammazzi finisci divori sul luogo.

La fagiana la incontri come un omicida qualunque lei vittima qualunque, colpo secco alla testa poi potresti ingozzarti del suo cuore piume corpo carne bevendone sangue bollito.

Spari nel mucchio per farla un po’ fuggire, poi la rincorri la placchi la poni faccia a terra inizi a toccarla lei desiderio fatta carne becco e piume.

Quali zampe, nessuna zampa, solo mani e piedi, così il cacciatore la vede così lei è. Lei lei lei appoggia la sua mano sui bei pantaloni da cacciatore di lui, sale fino alla patta, lo accarezza fino all’eccitazione reciproca. Le lingue si cercano, le labbra accarezzano ogni parte, i corpi si dimenano, fino a prolungarsi nell’unica unione possibile, quella per cui non c’è limite alla carnalità, non nominate la parola paura timore pudore.

La bella fagiana si fa possedere lì nel bosco, ansimano, si lasciano andare, giungono al fine al punto definitivo per poi, sudaticci con le piumette addosso, riprendersi tutto quello che hanno abbandonato, nell’unica variante possibile: lui raccoglie le piume di lei, lei raccoglie i vestiti e il bel fucile a pallettoni di lui, pronta a non far fuoco e riunirsi, lei, bella fagiana, con lui, il carnivoro cacciatore. 

 

Pubblicato il 11/9/2004 alle 0.14 nella rubrica chi sono dove sono quando sono assente di me?.

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