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hiroshima’s restaurant

L’edificio aveva una strana forma a doppio camino. Di cemento, enorme com’era, dominava tutta la vallata, e io da piccolo non vedevo l’ora di avvicinarmici, che di cose meravigliose e fantastiche me ne avevano raccontate eccome. Pesci a tre occhi, uomini che cambiavano volto appena appena quei due camini sbuffavano di quel vapore denso e colorato. Era la sagra della mia fantasia, e tutte le creazioni che l’immaginario di un ragazzino di sette anni riusciva a produrre nascevano indubbiamente da pensieri scrupolosamente rivolti a quella spianata.

La cosa più strana in quell’area di qualche chilometro quadrato era un ristorante, dal nome un po’ esotico e misterioso, l’hiroshima’s restaurant, gestito da un signore un po’ panciuto con mefistofelici baffi e con la bocca sempre sorridente.

Si diceva che bollisse tutte le sue pietanze nell’acqua che usciva dal doppio camino e che veniva rubata da un piccolo tubo che la portava direttamente in cucina. Si diceva anche che bollisse tutte le pietanze nell’acqua che usciva dal doppio camino perché il gusto e il sapore che quell’acqua speciale sprigionavano erano impagabili, quasi inaccettabili per chi era abituato a risaie e poco altro.

Qualcuno sosteneva che quella fosse acqua maledetta, che cambiasse il dna, così dicevano nei loro tormentoni di paese presi a prestito da quello che leggevano chissà dove, e in fondo io non ci ho mai creduto, anche perché a sette anni neppure sapevo cosa fosse, questo dna.

Ricordo che un brutto giorno di quasi vent’anni fa quel doppio camino venne chiuso, e non ne capii neanche il perché.

Quello strano ristorante, nato con quell’acqua che donava vita, morte e miracoli, non poteva che morirne quand’anche la fonte avesse esaurita la propria vena.

Quanto al signore dai baffi mefistofelici, sparì nel nulla e qualcuno addirittura sostenne che mai era esistito, generato dai fantasiosi fumi di quella portentosa acqua.

A distanza di tanto tempo il doppio camino si vede ancora, simulacro da museo paesaggistico, mentre guida la pianura con la sua ingombrante e affascinante personalità.

                                                                                                                          

Pubblicato il 3/8/2004 alle 20.24 nella rubrica chi sono dove sono quando sono assente di me?.

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