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psico-patologia animale: il mio cane gaetano

Gaetano era il mio cane, uno di quelli senza pedigree, bastardo fin che si vuole, certo, ma da quando, pochi mesi prima il mio amico Arcangelo me l’aveva regalato, mi ci ero esaltato come un bambino con un giocattolo nuovo.

Era un cagnaccio bello grosso, tutto nero con le orecchie a punta da lupo, giovane e zampettante. Non faceva altro che saltarmi addosso ricercando carezze e regalando leccate da uccidere mosche e zanzare, con quella sua lingua rossa e carnosa, meglio dei vecchi schiacciamosche. In fondo qualche scarpata gliela tiravo pure, non sopportavo saltasse addosso in quel modo così scomposto e travolgente. Però era il mio adorato, e in quei pochi mesi in cui ci convissi mi ci affezionai, come si dice, proprio come ad un cane.

Ricordo che quell’estate prenotai una di quelle vacanze marine con gli amici, e un po’ triste lo ero, perché quel bel cagnone stupido ma affettuoso non poteva venire con me.

Chiamai il mio compare, un losco figuro con gli occhi castani e i capelli mori totalmente mossi, quasi, ingestibili. Salimmo in auto, io, lui e il cane Gaetano. Imboccammo l’autostrada, ascoltando reggae e canticchiando alla maniera stranita e fumata di Marley.

Era giunto il momento.

Lo presi, lo accarezzai. Guardai il mio cane Gaetano per l’ultima volta, fino a specchiarmi in quegli occhioni verdi che mi continuavano a fissare speranzosi e felici. Ci fermammo in una piazzola di sosta nella Milano Alessandria, mi guardai intorno attento a non farmi vedere da nessuno, aprii la portiera della macchina e lui, scodinzolante come fosse un nuovo gioco, uscì.

Chiusi la portiera e dissi al mio compare di muoversi, che nessuno ci doveva beccare.

Dopo pochi secondi il bolide già superava, dimentico e sollevato, i 150 all’ora.

                                                                                                                                                                                           

Pubblicato il 26/7/2004 alle 10.35 nella rubrica chi sono dove sono quando sono assente di me?.

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