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soldi e rispettabilità a buon mercato

Ho bisogno di soldi. Cerco di arraffarne in ogni modo. Non per l’eroina, che non mi costa un cazzo.

La realtà è che ho la necessità fisica di rubare, di sentirmi ricco. Voglio entrare nel giro che conta e passare la barricata dell’omicida. L’omicida è un esecutore, un lavoratore dipendente. Nulla più. I veri soldi si fanno lavorando in proprio.

E io voglio diventare manager di me stesso e di qualche assassino prezzolato, possibilmente di un bel giovane con il sangue che brucia, da pagare poco e da fare lavorare molto.

Sì, ci sto pensando da un po’ a che ramo dedicarmi.

Quello degli omicidi è un lavoro sporco, che qualcuno deve pur fare, rischioso ma molto ben remunerato. I fottuti figli di puttana di piedipiatti, poi, se fai fuori qualche altro stronzo criminale ti lasciano in pace. L’importante è non sgarrare con qualche scena alla mezzogiorno di fuoco in mezzo a bambini, madri e nonnette del cazzo. Insomma, lavoro chirurgico e silenzioso e nessuno si lamenterà.

Le rapine sono una bomba ad orologeria: prima o poi vieni beccato, e nelle mie condizioni di fottuto ex-detenuto non è molto indicato.

Lo spaccio è un settore in cui ci sono troppi pesci grossi: mafia italiana, russa, cinese. Sarei solo un piccolo e stronzo anello della catena.

Sui rapimenti ho dei pregiudizi. Vanno contro il mio codice morale: troppo risalto mediatico.

Per diventare uno strozzino, oltre a qualche intimidatore senza scrupoli e fidato, avrei bisogno di molto cash, quindi lo escludo a priori.

Di rubare le fottute caramelle ai fottuti bambini non ne ho più voglia.

Sì, ho deciso. Assassini di classe.

Sta iniziando una nuova vita. Quella del criminale in giacca e cravatta, rispettabile e professionale, con in bocca un bel cubano e al dito un luccicante anello.

 

Pubblicato il 20/7/2004 alle 22.28 nella rubrica chi sono dove sono quando sono assente di me?.

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