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dignità di una sanguisuga

La birra l’avevo appoggiata nel frigo qualche giorno prima. Era rimasta aperta, ma in fondo era fresca e giallastra, il che, come condizione, bastava tutta quanta per scolarsela a forza disteso sul letto.

 

...Quand’ecco liberommi da quella satanica presa.

Il maligno mi aveva circuito, comprando la mia utilitaristica adorazione per nulla a buon mercato.

Il prete impugnò il crocifisso, la sua mano iniziò a volteggiare davanti a me, croce su croce. Io lo guardavo con occhio divertito, perché ancora dell’indemoniato non me l’aveva dato nessuno.

In fondo non perché frequentavo Robbie, vecchio porco incallito e sudaticcio, dovevo farmi esorcizzare...

 

Robbie mi saltò addosso. Come uno di quei cagnolini che si avvicinano alle cagnette mentre camminano per strada, uno di quelli che non molla l’osso fino a quando l’osso non gli viene ceduto. O fino a quando non gli arriva un calcio in faccia, indistintamente.

Io un po’ lo facevo fare. Osservarlo perdere ogni dignità era in fondo un grande spettacolo a cui molto di rado mi permettevo il lusso di rinunciare.

Ad un certo punto gli tirai uno spintone, corredato da una bestemmia e qualche insolenza, come spesso e volentieri si meritava. Lui cercò di reagire, dopodiché alla mia successiva invettiva contro lui, dio e i suoi fratelli, capì che non era aria.

Ripresi la mia birra sgasata, succulenta come non mai, ne sorseggiai un poco alla volta, dopodiché la rovesciai sulla testa di Robbie, giusto perché era un fottuto figlio di puttana pronto a tutto pur di poter scaricare i propri ormoni da cinquantenne depresso addosso a qualcuno.

E la moneta di scambio che offrivo a quel depravato valeva pure una buona quota di umiliazione quotidiana. Lui rise divertito, quindi saltò sul letto e iniziò, come suo solito, a strusciarsi.

Stavolta lo lasciai fare.

 

 

Pubblicato il 18/7/2004 alle 22.12 nella rubrica chi sono dove sono quando sono assente di me?.

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