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piccolo grumo bianco

Io non ho mai creduto alle predestinazioni.

Io mi faccio di coca da quando avevo nove anni. Ne trovai per caso in un cassetto della camera dei miei genitori mentre stavo cercando qualche moneta di qualche posto esotico chissà quanto lontano in cui mio padre si recava nei suoi viaggi di lavoro.

Trovai quella bustina e non capii cosa fosse, ma ovviamente ci infilai il naso, come sempre facevo con tutte le cose nuove e sconosciute. Ricordo che mi bagnai le dita e le intinsi in quel piccolo grumo bianco, dopodiché le portai alla bocca e mangiai ciò che mi sembrava zucchero con una naturalezza che ricordo ancora, nonostante ogni giorno mi chieda se sia tutto una grande invenzione che la mia (in)coscienza mi impone per diminuire l’atavico rimorso nei confronti di me stesso e di tutto ciò che mi circonda.

Mi ritrovo ora, a 24 anni, come si definisce un qualsiasi semi-tossico del cazzo. Di quelli che non moriranno mai di overdose. Di quelli che continueranno a campare piazzandosi qualche polverina tra le narici, per piacere fisico, psicologico o semplicemente perché s’ha da fare.

E non venitemi a parlare di sensi di colpa, gioventù bruciata e lisergici giochi.

Manco il fanciullino che è in voi li vive.

Che se fossi nato al tempo di quegli inglesissimi scarafaggi brucia-passato mi drogherei anche un po’ di più.

 

Pubblicato il 6/7/2004 alle 20.56 nella rubrica chi sono dove sono quando sono assente di me?.

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