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posologia

La lunga passeggiata iniziò quasi per caso.

Era mattina, in fondo una mattina come tante altre, forse semplicemente più calda e soleggiata. Non feci neppure colazione. Niente caffè, niente succo d’arancia, niente croissant di rito. Comprai solo il giornale, per poi lasciarlo infilato nelle tasche della borsa, come sempre in questo rituale che ripetevo da anni.

Quella mattina non accesi neppure lo stereo e di ciò neanche mi accorsi, nonostante la stranezza della situazione calatami addosso tutta d’un colpo.

La realtà era che non avevo una grande voglia di parlare. Non salutai neppure il giornalaio, mi diressi alla fermata del tram col pesante fardello alla spalla destra e con il telefono in mano come se aspettassi una parola che mai volevo giungesse.

Salii sul tram spingendo per sbaglio ma non troppo una vecchia signora che ogni mattina incrociavo lassù, in quella piattaforma semovente stracolma di sudore e parecchia mestizia.

Mi piantai tra finestrino e obliteratore, come sempre pronto ad estrarre e timbrare il mio biglietto vergine al minimo segnale di pericolo. Però quella mattina per quanto i miei occhi fossero fissi alla porta dubito sarei riuscito ad accorgermi di nulla, figuriamoci ad allungare le mie dita alla macchinetta.

Non ce la feci. Scesi alla prima fermata, mi diressi al primo angolo e vomitai tutto quello che avevo nello stomaco, tra l’auto-compiacimento tipico di chi ostenta la propria sofferenza e la soddisfazione per avere finalmente sparato fuori tutto quello che lo stomaco, da troppo tempo, tratteneva con un’avidità incontrollabile. 

                                                                                                                                                     

Pubblicato il 1/7/2004 alle 0.27 nella rubrica chi sono dove sono quando sono assente di me?.

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