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mangiamoci a colazione

La mattina si svegliò. Le tapparelle facevano intravedere luci indistinguibili.

La luce, così flebile e fredda, nonostante fossimo in piena estate, non permetteva di delineare alcuna figura accanto alla sua. Era un’ombra nuda e cruda, come se ne vedono tante solo d’inverno.

Sì, era in effetti molto strano che in pieno agosto la camera da letto fosse così fredda e indecifrabile.

Si girò, pose la mano laddove lei doveva trovarsi. La sua mano si inumidì. Il torpore derivante dal sonno non gli consentì di capire all’istante. Alzò la propria mano e la sentì incrostarsi in un liquido a quel momento indecifrabile.

A quel punto realizzò. Non accese neppure la luce. Raccolse il coltello che trovò ai piedi del letto. Si avvicinò alla porta. Lo stomaco iniziò a contrarsi. Giunse al corridoio ed iniziò a vomitare, senza controllo ed esitazione.

Prese il coltello ed iniziò a ferirsi. Non ebbe il coraggio di affondare la lama. In realtà gli bastava solo scorgere il liquido rosso cadere ad ampie gocce a terra.

Non arrivò neppure alla cucina. Si distese a terra, con quel coltello in mano.

Chiuse gli occhi per riaddormentarsi. Respirò profondamente, appoggiando il coltello sul pavimento.

Cadde in un torpore improvviso. I sogni popolarono la sua mente.

Si risvegliò dopo qualche minuto e il coltello a striature rosse sembrò sparire, quasi non fosse mai esistito. 

 

Pubblicato il 21/6/2004 alle 20.8 nella rubrica Diario.

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