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arsura

Oggi ho mangiato uno spiedino di pesce.

I gamberetti erano un po’ mollicci e salati, e non ho potuto fare altro che attaccarmi all’acqua gasata per cercare di lenire quella sensazione di arsura tra labbra, lingua e palato.

Oggi il piatto era scheggiato. Non ho ancora capito se la scheggia l’ho ingoiata oppure no. Ancora non sento nulla, magari un chirurgo tra qualche anno troverà un pezzo di ceramica scrostato diventato chissà cosa, proprio lì dentro, nella mia pancia.

Dello spiedino ricordo che c’erano tanti tipi di pesce, di cui però non conosco i nomi. Ma in fondo non ci tengo a darne, di nomi.

Il medico da cui andrò a farmi visitare mi farà l’anamnesi, mi regalerà un bel quantitativo di medicine e io inizierò, come sempre, a prenderne le prime, per poi lasciarle sul comodino, ad accumulare polvere su polvere che la notte inspirerò tutta quanta col mio naso, fino a morire di allergia, mia cronica, invasiva e splendidamente perenne compagna di vita.

Oggi ho tanta sete, vado ad ossigenarmi i polmoni con un po’ di acqua gasata.

 

Pubblicato il 17/6/2004 alle 23.36 nella rubrica chi sono dove sono quando sono assente di me?.

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