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il signore del piano terra

La signora del quinto piano la incontro ogni mattina mentre parla col signore del piano terra.

Il signore del piano terra, sempre in canottiera, vanitoso della sua capigliatura più che brizzolata, è in grado di attaccarti interminabili bottoni sulla porta condominiale che qualche disgraziato non chiude mai del tutto e di tutti i rischi annessi e connessi con questi brutti ceffi che ormai girano anche di giorno, sì, mica solo di notte, mi dice sempre, che magari ti si infilano per la porta e poi entrano in casa quando meno te l’aspetti e poi che non si dica che lui non l’aveva detto, no no.

Altre volte è capace di blindarti in zona cassetta delle lettere mentre tu, veloce come un ladro proprio per non farti beccare, smanetti più rapido che puoi la tua chiavetta. Sorriso di circostanza, sguardo distolto velocemente, primo passo di fuga, tutto sembra filare per il meglio. Poi la sua voce, tipo disgrazia che colpisce te, solo te, e nessun altro, perché ad esserne almeno in due ti smazzi a metà la tua quota di sfiga, porca miseria.

Peggio di quelle vecchiette so-tutto che si vedono nei film, il caro signore del piano terra prorompe in cascate di parole su clima, caldo, politica, rifiuti non differenziati, parcheggi e Navigli in degrado.

Una logorroica accozzaglia di luoghi comuni, pensiero da bar in salsa verde, qualche tocco di populismo e razzismo spicciolo e, ovviamente, l’espressione in faccia dell’esperto in tuttologia, di quelli che non capiscono come mai il mondo non abbia ancora riconosciuto il proprio enorme talento.

Decidi di ribattere? E’ finita, non lo schiodi più. Annuisci timidamente per andartene? Manco morto, peggio di un cagnaccio affamato, il signore del piano terra l’osso a forma della tua faccia non lo molla neanche a prenderlo a calci.

Che poi quei poveretti del quarto piano, sì, insomma quei poveri anziani soli, non so se lo sa, che l’idraulico per riparare un rubinetto distrusse i tubi di mezzo condominio riuscendo chissà come a farci finire dentro pezzi di muro e fors’anche qualche attrezzo, mi hanno detto, e così siamo rimasti senz’acqua per due giorni di fila, non so se si ricorda, guardi, un mezzo disastro. Che poi io, per carità, mica li accuso quei poveri vecchi, ci mancherebbe, però guardi, lo dico sempre io che certe cose bisogna farle fare a gente che le sa fare, mica come quell’idraulico che si vedeva in faccia che non ci capiva niente” così almeno il signore del piano terra mi raccontò, in uno dei suoi improvvisati simposi sugli scalini d’ingresso mentre io cercavo di sgattaiolare per quella porta di uscita chiamata salvezza.

 

Pubblicato il 14/6/2004 alle 21.9 nella rubrica i racconti di mio cuggino.

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