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  nilus ovvero finzione e realtà..surrealismo e volontà..
 
i racconti di mio cuggino
 


posologia: non prendere nilus troppo sul serio, rischio intossicazione da pseudo-concettualismo
 
are you experienced?
 
 
revolution 3/ nil us
 
 
perché nilus?

perché nilus è il nilo...
è un flusso... di parole...
di pensieri... di stati mentali
perché nilus è un nick..come poteva esserlo mr pink
perché nilus è anonimo
perchè nilus è un fumetto
perchè nilus è multiforme
perchè nilus è il disimpegno

 
 
scrivetemi a:
nilus1979@katamail.com
 
 
 
il razionalista
Il razionalista vive in un mondo empirico e fisico. Il razionalista è pragmatico e calcolatore.
Il razionalista è pratico e razionale. Il razionalista è lucido.
Ad un certo punto il razionalista si sente inabile a gestire la vita.
Il razionalista ha bisogno di bruciare il proprio cervello.
Il razionalista beve di solito.
Ma il razionalista usa la ragione.
Il razionalista pondera ciò che fa. Quando il razionalista non pondera ciò che fa non fa mai stronzate allucinanti.
Il razionalista ha bisogno di allucinogeni. Il razionalista ha bisogno di non controllo.
Il razionalista ha bisogno di vivere una vita surreale.
Il razionalista non deve pensare ciò che è bene e ciò che è male.
Il razionalista deve fare ciò che l’istinto ordina. Il razionalista deve morire.
Al posto del razionalista deve nascere un semi-allucinato-razionale.


14 giugno 2004

il signore del piano terra

La signora del quinto piano la incontro ogni mattina mentre parla col signore del piano terra.

Il signore del piano terra, sempre in canottiera, vanitoso della sua capigliatura più che brizzolata, è in grado di attaccarti interminabili bottoni sulla porta condominiale che qualche disgraziato non chiude mai del tutto e di tutti i rischi annessi e connessi con questi brutti ceffi che ormai girano anche di giorno, sì, mica solo di notte, mi dice sempre, che magari ti si infilano per la porta e poi entrano in casa quando meno te l’aspetti e poi che non si dica che lui non l’aveva detto, no no.

Altre volte è capace di blindarti in zona cassetta delle lettere mentre tu, veloce come un ladro proprio per non farti beccare, smanetti più rapido che puoi la tua chiavetta. Sorriso di circostanza, sguardo distolto velocemente, primo passo di fuga, tutto sembra filare per il meglio. Poi la sua voce, tipo disgrazia che colpisce te, solo te, e nessun altro, perché ad esserne almeno in due ti smazzi a metà la tua quota di sfiga, porca miseria.

Peggio di quelle vecchiette so-tutto che si vedono nei film, il caro signore del piano terra prorompe in cascate di parole su clima, caldo, politica, rifiuti non differenziati, parcheggi e Navigli in degrado.

Una logorroica accozzaglia di luoghi comuni, pensiero da bar in salsa verde, qualche tocco di populismo e razzismo spicciolo e, ovviamente, l’espressione in faccia dell’esperto in tuttologia, di quelli che non capiscono come mai il mondo non abbia ancora riconosciuto il proprio enorme talento.

Decidi di ribattere? E’ finita, non lo schiodi più. Annuisci timidamente per andartene? Manco morto, peggio di un cagnaccio affamato, il signore del piano terra l’osso a forma della tua faccia non lo molla neanche a prenderlo a calci.

Che poi quei poveretti del quarto piano, sì, insomma quei poveri anziani soli, non so se lo sa, che l’idraulico per riparare un rubinetto distrusse i tubi di mezzo condominio riuscendo chissà come a farci finire dentro pezzi di muro e fors’anche qualche attrezzo, mi hanno detto, e così siamo rimasti senz’acqua per due giorni di fila, non so se si ricorda, guardi, un mezzo disastro. Che poi io, per carità, mica li accuso quei poveri vecchi, ci mancherebbe, però guardi, lo dico sempre io che certe cose bisogna farle fare a gente che le sa fare, mica come quell’idraulico che si vedeva in faccia che non ci capiva niente” così almeno il signore del piano terra mi raccontò, in uno dei suoi improvvisati simposi sugli scalini d’ingresso mentre io cercavo di sgattaiolare per quella porta di uscita chiamata salvezza.

 




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15 maggio 2004

ottavio, il nostro amico, quello che legge focus e adora piero angela e i suoi calzini bianchi/bis

Ottavio, Ottavio”, sospira la vecchia madre, zampettando da una parte all’altra del suo appartamento di proprietà, “quando imparerai che devi stirare anche le mutande e i calzini?? non ti ho proprio insegnato nulla”.

“La buon’anima di tuo padre sarebbe estremamente deluso di te”.

Ma Ottavio, imperterrito, dopo essersi fatto cucinare il suo minestrone di verdure dietetico, borbottando ricorda alla sua vecchia dai capelli turchesi che in fondo i romani, quelli della grande Roma, mica li stiravano i calzini, e forse neppure li avevano.

Ottavio ha una pelle delicata e morbida, ed è glabro in maniera quasi totale.

Nonostante ciò le sue ascelle emettono un odore che nessun deodorante della cooperativa in cui va a fare la spesa è riuscito a tamponare.

Ottavio è il confidente delle ragazze, Ottavio è l’amico delle zie, e pure delle nonne.

Ottavio di qua, Ottavio di là.

Ma Ottavio di una cosa è sicuro, sì, di avere un gran fiuto per gli affari, come quando comprò vecchi forni a microonde da un rigattiere di paese per poi rivenderli.

Ci riuscì, e ne piazzò addirittura quasi una decina, guadagnando la bellezza di trecentocinquantacinque mila lire.

E non importa se ci aveva messo un’estate intera per ripararli, spendendo qualche centinaio di mila lire in pezzi di ricambio.

Ah, Ottavio, in fondo anche Gates è partito da un contenitore di latta.

                                                                                                                     




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10 marzo 2004

j. j. e quei luculliani, milanesissimi, pranzi lavorativi

E’ inverno. Un gelido inverno milanese. Cosa vuoi di più, mentre fuori soffia una tramontana a 4 sotto zero, di una freschissima macedonia? Magari condita con una spruzzata di yogurt? Il tutto al modico prezzo di 5 euro e 75 centesimi.

Hai fame? Ti divoreresti il computer con cui lavori? E allora una buonissima miniporzione di insalata scondita fa al caso tuo. Prezzo? Bè, 5 euro e 50 centesimi, con un ottimo risparmio rispetto al menu precedente.

Piacere, siamo milanesi.

J. j., locale a un passo dal Duomo. Il posto in cui mai avrei pensato di mettere piede. Il posto che avrei deriso già solo vedendo l’insegna millantante fantomatici luoghi sudamericani, di quelli a metà tra lustrini e paillettes e samba de noantri.

E invece no, ci sono dentro fino al collo.

Operazione uno:definire i colpevoli. La mia collega C., che per prima ha portato me e M. ad aggiungerci ai più fessi di Milano, quelli che pagano metà stipendio per mangiare in piedi, improbabili mezzi panini senza alcunché dentro, insipidi minestroni in bicchieri di plastica, frullati più costosi di due barili di petrolio, il tutto assolutamente scondito, con banchettanti vari pigiati in mezzo a canne di bambù che creino quell’atmosfera finto-tropicale da semi-alternativo dietetico-milanese-aperitivizzato.

Operazione due: tornare nel mondo dei fessi come se nulla fosse. Pur essendo consci dell’aberrazione psicologica necessaria a ritornare nel luogo del delitto (culinario, economico, estetico, ideologico), fare finta di non porsi il problema che il j. j. sia il luogo par excellence delle sòle, desiderando, fortemente desiderando, perciò, di andare incontro al proprio malcapitato destino.

Operazione tre: provare piacere nel rinchiudersi in quella gabbia di matti (rappresentazione di molteplici mondi). Rifiutare il dolore ma sforzarsi di provare piacere nella rappresentazione di se stessi sorridenti addentando un bageln (pseudo-focaccia con interno inconoscibile), indi entrare sempre di più nella parte del bravo giovane lavoratore attento alla salute, alla dieta e alle misere mezze spensieratezze di quelle signorine pontificanti tendenze dimagranti di qualche annetto fa.

Piacere, siamo milanesi.

Pace all’anima nostra.

 




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2 marzo 2004

la telefonata della vita

premessa: siamo tutti in attesa di una telefonata, magari indefinita, che ci cambia la vita, nilus compreso

venerdì sera, ore 21.00 circa

morris, compagno di vita di nilus, chiama nilus stesso in quel del Friuli: “ciao nilus, volevo dirti che una persona di un notissimo quotidiano economico italiano ha chiamato a casa. Voleva parlare con te”

nilus, in preda ad un acceso entusiasmo: ”morris caro, ti sei fatto dire nome, telefono, codice fiscale e obiettivo della sua telefonata?”

morris, cadendo dalle nuvole: ”ehm, veramente no. Però ha detto che richiamava lunedì sera”

nilus, trattenendo l’incipiente nervosismo sospira profondamente e conta fino a qualche migliaio, simulando eleganza a piene mani: “non ti preoccupare morris, nulla di grave, se c’era qualcosa di importante richiamerà sicuramente”; dopodiché nilus stesso, dopo aver attaccato il telefono smoccola copiosamente 

lunedì sera, ore 19.00 circa

nilus, facendo finta di nulla lancia qualche fugace occhiata al telefono

lunedì sera, ore 19.14 circa

nilus, meno controllato del solito, lancia qualche sguardo in più al telefono

lunedì sera, ore 19.19 circa

nilus nervosamente guarda il telefono, impugna la cornetta e digita il numero della redazione chiedendo di parlare con un responsabile del personale, il quale riferisce di non ricordarsi di alcuna telefonata in direzione nilus due giorni prima. Nilus lascia il suo recapito per eventuali, quanto improbabili, chiarimenti.

lunedì sera, ore 20.04 circa

il telefono squilla, nilus ci si precipita sopra all’istante, ma con fiera dignità imposta la propria voce dissimulando il dissimulabile: “sì, chi parla?”

Sig.ra J: “buonasera chiamo dal giornale ********”

nilus, occhi esaltati, pensieri in volo, lui già in tivù da ferrara a spiegare l’economia ai meno dotti, con tono sicuro: “sì, ho saputo aveva chiamato venerdì, mi dica pure”

Sig.ra J: “la chiamo per proporle una fantastica offerta: un abbonamento annuale al nostro giornale ******”

nilus, occhio spento e viso di cemento: “ah, ho capito. Buonasera grazie”.

Click.

                                                                                                                                                                                                                   




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25 gennaio 2004

le riforme costituzionali della porta accanto, il caso nilus-morris

Tempo di riforme costituzionali, sì, anche a casa nilus-morris, neo-coppia formatasi in quel del settembre milanese con il morris subentrato al governo della casa meneghina al posto del dimissionario marcel “salvate i cingalesi”, auto-dirottatosi verso i più caldi lidi accademici catalani.

Il patto di ferro nilus-morris, dopo un continuo rinvio dell’approvazione del “regolamento costituzionale”, in pieno stile italiota, ha finalmente approvato, all’unanimità, il documento che sarà alla base della loro (in)civile convivenza, di cui si mette in evidenza qualche stralcio fondamentale.

All’articolo 1.b), cito testualmente: negli spazi comuni uno si occupa di: passare l’aspirapolvere, togliere la polvere in salotto e ingresso, pulire i fornelli. All’articolo 1.c) l’altro di: lavare il pavimento, pulire le ante dei mobili in cucina, bagnare le piante [punto controverso data la pigrizia di entrambi nell’atto dell’innaffiatura]

All’articolo 2, alla voce manutenzione giornaliera, si mette in evidenza la decisiva e devol(rivol)uzionaria regola “chi sporca pulisce”.

Altro punto problematico, al centro di numerosi dibattiti e frequenti risse tra le due massime cariche dello stato nilus-morris b) la lavastavoglie si fa alla sera dopo mangiato se è piena o al più il giorno dopo. c) se non è piena evitare di lasciarla chiusa (è chiaro che fa la muffa!)

Che dire poi dell’atteggiamento di attenzione nei confronti degli enti locali che il dotto morris ha posto all’interno del trattato con l’utilizzo dell’espressione idiomatica di origine foggiana al punto f) la tavola va “spicciata” subito (con tutta la tovaglia).

Si nota tra l’altro una piccola stilettata del sempre dotto morris al presidente nilus, quando al punto e) si cita “l’immondizia non è la borsa di Mary Poppins: va cambiata”

Il presidente nilus para il colpo e ribatte al punto h) è d’uopo utilizzare ciabatte ed affini in casa al posto di scarpe che potrebbero insudiciare il pulito pavimento.

Sempre espressione presidenziale nilussiana l’identificazione dei principi generali in calce al trattato: Principi generali, memorandum: in questo stato di diritto si richiede spirito di iniziativa quotidiana e si rifiuta la pigra miopia domestica”

Il neo-trattato costituzionale è stato approvato dal comitato direttivo e costituente nel giorno del Signore 25 gennaio 2004, centotrentacinquesimo giorno della nuova era nilus-morris.




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18 novembre 2003

ottavio, il nostro amico, quello che legge focus e adora piero angela e i suoi calzini bianchi

ottavio ha 32 anni, una vita dignitosa, un botolo di cane che abbaia in continuazione, un appartamento di proprietà e un obiettivo nella vita, diventare concessionario di macchine usate

il perché proprio macchine usate non si riesce a capire, se non per il fatto che qualche amico calabrese e qualche altro amico albanese ogni tanto bussano alla sua porta proponendogli qualche super-affarone, tipo una regata dell’85 o una 131 “direttamente importata” dall’algeria

ottavio è minuto, stempiato, ha occhi azzurri e le smagliature sul sedere, ricordo di un suo enorme dimagrimento una decina di anni fa

 

ottavio ha una parete piena di poster di cinemattori e cinemattrici e un grande specchio, in cui cerca di riproporre la stessa mimica di buster keaton, lo sguardo da bello e dannato di james dean e, perché no, anche il viso fieramente in lacrime di vivian leigh mentre pronuncia la sua famosa frase sulla nottata che dovrà passare

 

ottavio è uno di noi, quello che se vai fuori a bere qualcosa gli danno il boccale di birra con una mosca dentro senza che lui ne chieda un altro

ottavio è quello che se si va in giro si usa sempre la sua macchina e nessuno caccia mai una lira per la benzina

ottavio è quello che mette sempre la casa per le feste e alla fine la casa diventa un porcile con i muri sporchi di vomito e vino rosso e nessuno si ferma mai a pulire

ottavio è quello che va a spendere il suo stipendio in vestiti all’ultima moda facendo sempre la figura del grezzo, mentre il luke perry-dylan della situazione si veste al mercato e rimorchia un sacco di donne

 

ottavio è uno di noi, e che nessuno si permetta di prenderlo per il culo, che sennò chiamo sua madre                                                                                                                                                




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12 ottobre 2003

spaccati di varia umanità..

del cunctator, uno dei miei più cari amici, protagonista con me e altri sei sette ragazzi di cinque anni di superiori senza freno, ho molti ricordi..

quello più piacevole risale sicuramente a pochi mesi fa, quando io ed un altro della cricca ci ritrovammo con il cunctator nella mitica e pluri-nominata cantina, a vedere una tal partita di cui non ricordo le generalità..

il programma della serata, come sempre, abbastanza semplice e lasciato alle libere interpretazioni dei conviviali, consisteva in una cena, di natura arrangiaticcia, innaffiata da qualche alcolico di grado superiore e dalla (in)solita schiera di aneddoti e cazzate che siamo soliti raccontarci..

la cena consisteva in un’abbondante e iper-saporita carbonara, condita da cinque uova in tre e abbondante pancetta ben soffritta, allo scopo di esagerare le nostre prestazioni..

una settimana dopo seppi che il povero cunctator non resse alla cena, evidentemente troppo esagerata per il suo debole stomaco, e venne portato nel cuore della notte in pronto soccorso, dove gli venne praticata una lavanda gastrica o analoghi, mentre io e l’altro compagno di merende placidamente dormivamo sonni tranquilli..

 

la potenza è nulla, senza controllo..

 

ps: si permette ai gentili utenti di prorompere in grosse risate, praticamente d'obbligo 

  

[messaggio promozionale e pubblicità progresso in favore di cunctator.ilcannocchiale.it ]




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7 agosto 2003

i racconti di mio cuggino: nilus, il boia di freetown..

come un piccolo siddharta, a proposito dei recenti avvenimenti che si stanno verificando in africa, in una delle mie precedenti vite ricordo che diventai fiduciario di un dittatore sierra leonese..

noto come uno dei più sanguinari carnefici africani del novecento, tramite un contrabbandiere di diamanti riuscii, sfoggiando e sfruttando le mie competenze finanziarie, la mia crudeltà e la mia affabilità, a entrare in un salotto della freetown bene, cui partecipavano diplomatici vari, qualche emissario sovietico e cubano, qualche spia americana e soprattutto il neo-capo di stato sierra leonese..

con la faccia tosta che mi contraddistingue entrai in diretto contatto con lui, fino a carpirgli la massima fiducia diventando suo tesoriere personale..molto soddisfatto dei miei metodi oltremodo spicci (omicidi politici commissionati senza alcun ritegno sulla base del solo sospetto, collegamenti con le varie mafie internazionali, ricatti continui ai limitrofi stati africani) riuscii ad organizzare una vera e propria rete di contrabbando, non limitandomi esclusivamente ai diamanti (vero core-business del piccolo paese), ma, agli albori di questa nuova economia, puntai a sfruttare il commercio di organi, prelevati in abbondanza dalle cavie umane a nostra disposizione, quello di bambini destinati a sfruttamenti sessuali, nonché, ovviamente di giovani e valide e prostitute destinate agli enormi e ricchi mercati occidentali..

l’unico fallimento della mia gestione fu il commercio di materiale fissile e nucleare, dovendo pagare un vantaggio competitivo troppo ampio conseguito dal kenya e dal sudan nella propria recente storia..

a corte dello zotico africano, in quel bel periodo mi divertivo a proiettare “salò o le 120 giornate di sodoma” costringendo ignari e miseri esecutori a ripetere tra loro le pene inflitte ai giovani ragazzi scritturati da quel regista friul-romano per il mio personalissimo e assoluto piacere, assistendo a veri e propri massacri per cui non volevo sporcarmi le mani..

come in ogni dittatura africana che si rispetti, però, il gioco durò pochi anni, quando una massa di ribelli fomentati da un clan rivale mi comprò assicurandomi, oltre all’immunità, anche un cospicuo “ringraziamento” costituito da fondi versati alle isole cayman più qualche milione di dollari in diamanti purissimi per tradire, far catturare ed impiccare il mio ex-capo dello stato, i suoi figli e qualche migliaio di suoi fedelissimi, oltre a fornire piccoli segreti tra i tanti che sono pronto ancora a vendere al migliore offerente..




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15 luglio 2003

[reloaded] fac-simile di lettera motivazionale necessaria ai fini di assunzione..

su iniziativa e proposta di amarcord da parte di ludiprussia, ecco qualche post del  passato scelto dallo stesso nilus (il post in questione rappresenta la vera essenza dei giovani neolaureati all'assalto)..

 

sono uno straordinario neolaureato acuto perspicace open-minded volenteroso capace di lavorare in team con spirito di abnegazione votato all’annullamento per il lavoro dolce sensibile ma deciso e un po’ presuntuoso che sicuramente farà al caso vostro, strepitosa azienda nel settore della produzione di vaselina, leader nel mercato locale, mondiale, globale ed universale..

mi propongo alla vostra attenzione per uno stage nella divisione “testing product”, con finalità di assunzione, conscio di poter offrire la mia piccola ma significativa esperienza di giovane ventitreenne alle prese con un prodotto che ha contraddistinto la mia innocente età..

il perché abbia scelto la Vostra azienda dipende dal fatto che essa è stata sempre da me considerata come un modello..ciò dipende dai numerosi casi aziendali studiati che mi hanno portato a conoscere la Vostra strepitosa azienda e i metodi da essa utilizzati, quali l’utilizzo dei vostri dipendenti per qualsiasi fine che anche lontanamente potesse servire ai Vostri scopi, anche quelli più infimi e infamanti..

mi ritengo fortunato di potere inviare una domanda di stage gratuito della durata di 26 mesi, seguita da una prospettiva di assunzione come minimo salariato in nero, per evitare le frodi che il fisco cerca di perpetrare ai Vostri danni..

sperando che il mio sacrificio possa esserVi utile, Vi ringrazio di tutta la considerazione che mi concederete..

cordiali saluti




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5 giugno 2003

i racconti di mio cuggino: spesso mi volto indietro e ripenso..

quando ero piccolo mio padre tornava la sera a casa ubriaco dopo essere stato all’osteria con gli amici e mi picchiava a sangue con la cinghia e mi diceva calmo e rilassato che non ero figlio suo che gli facevo schifo e che ero oggetto impuro oltre che completamente demente..io allora all’inizio piangevo sempre più forte, poi mi raggomitolavo in un angolo in silenzio e subivo le continue percosse..

un giorno entrarono in casa due signori, presentandosi come assistenti sociali, e dissero a mio padre che mi dovevano portare via perché a scuola la maestra, spogliandomi e cercando di soddisfare i suoi desideri pedofili, si era accorta delle profonde e continue ferite sul mio corpo..ciò l’aveva profondamente colpita e convinta a contattare gli assistenti sociali..

mio padre, che aggredì verbalmente e quasi fisicamente i due angeli, si avvicinò a me mimando un bacio, in realtà minacciandomi a causa della rivelazione..

presi un triste fagotto con dentro pochi stracci, non salutai neanche mia madre, che a quell’ora della mattina presto doveva ancora tornare dal lavoro notturno..mia sorella neanche venne a salutarmi..

una nuova vita stava per iniziare e forse non me ne rendevo conto..

e infatti così fu..dopo due mesi scappai del centro di assistenza e venni adescato da un ucraino che all’inizio si prese cura di me, e dopo qualche giorno mi vendette ad una coppia di americani che non potevano avere figli..

non so se quella fu la mia salvezza, è però vero che da quel momento nulla più mi mancò..tenerezze, carezze, attenzioni, capelli tagliati, una camera tutta mia e addirittura vestiti stirati..

spesso mi volto indietro e ripenso a quegli anni tremendi, e solo ora capisco quanto il mio corpo e la mia mente siano stati capaci di adattarsi e di non farmi uscire pazzo da quella casa e da quella scuola..

a prescindere dal fatto che i capelli vengano sempre tagliati a zero, la camera abbia pareti rivestite di bianco ed una resistente porta con una grata, e le camicie stirate abbiano una strana forma che mi porta ad incrociare le braccia senza poter avere la possibilità di usare liberamente le mani..




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5 giugno 2003

nuova rubrica: i racconti di mio cuggino! la storia del vecchio mutilato..

ricordo un vecchio mutilato, che avevo incontrato in stazione centrale e con cui mi intrattenni qualche anno fa per almeno un’oretta, nonostante le zecche che saltavano dal suo corpo..

oltre all’odore non certo accattivante, emanava un grande fascino..occhi scuri e profondi, capelli folti e certamente unti, denti perfetti anche se quasi marci, iniziò a raccontare che prima di vivere come uno straccione a milano aveva trascorso gran parte della propria vita in india, come molti hippie..

in india si era accostato pan-religiosamente al senso della vita, aiutando madre teresa di calcutta nei suoi centri di raccolta..visse nella sua comunità per molti e molti anni, servendo con amore e passione qualsiasi malato, qualsiasi bambino gli si presentassero davanti..

ma un giorno vide la verità..e quel giorno fu tremendo..lo definì il giorno della sua morte spirituale..

infatti vide madre teresa di calcutta che si diresse in una stanza semi-nascosta, aprì una cassaforte, estrasse un sacco di denaro e iniziò a ringraziare satana per la ricchezza e per la fama di cui disponeva..quindi la futura santa estrasse una bustina di polvere bianca, la accostò al naso e iniziò a tirare su, imprecando contro il dio cristiano..

in quel momento l’amico della stazione si strappò i vestiti e vagò per quaranta giorni e quaranta notti nel deserto tentato da satana, dopodiché, dopo essersi volontariamente mutilato, decise di annullare la sua vita finendo il resto dei suoi giorni in stazione centrale, quasi a voler trasmettere la sua tragica esperienza a tutti i viandanti e viaggiatori..

dopo quel giorno non lo vidi più..non capisco ancora adesso se sognai tutto quanto, se fu una manifestazione divina oppure satanica..

ma mi fa comodo credere che quelli fossero i deliri di un vecchio ubriacone..




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