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  nilus ovvero finzione e realtà..surrealismo e volontà..
 
Diario
 


posologia: non prendere nilus troppo sul serio, rischio intossicazione da pseudo-concettualismo
 
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revolution 3/ nil us
 
 
perché nilus?

perché nilus è il nilo...
è un flusso... di parole...
di pensieri... di stati mentali
perché nilus è un nick..come poteva esserlo mr pink
perché nilus è anonimo
perchè nilus è un fumetto
perchè nilus è multiforme
perchè nilus è il disimpegno

 
 
scrivetemi a:
nilus1979@katamail.com
 
 
 
il razionalista
Il razionalista vive in un mondo empirico e fisico. Il razionalista è pragmatico e calcolatore.
Il razionalista è pratico e razionale. Il razionalista è lucido.
Ad un certo punto il razionalista si sente inabile a gestire la vita.
Il razionalista ha bisogno di bruciare il proprio cervello.
Il razionalista beve di solito.
Ma il razionalista usa la ragione.
Il razionalista pondera ciò che fa. Quando il razionalista non pondera ciò che fa non fa mai stronzate allucinanti.
Il razionalista ha bisogno di allucinogeni. Il razionalista ha bisogno di non controllo.
Il razionalista ha bisogno di vivere una vita surreale.
Il razionalista non deve pensare ciò che è bene e ciò che è male.
Il razionalista deve fare ciò che l’istinto ordina. Il razionalista deve morire.
Al posto del razionalista deve nascere un semi-allucinato-razionale.


20 gennaio 2013

Piattaforma. Il Cannocchiale 10 anni dopo.

Il cannocchiale 10 anni dopo. Vediamo che succede.

Il ciccione in parlamento (ancora per poco), orfini dirigista dell'apparatchik, una pletora di ragazzi del 2003 ora in giornali varie ed eventuali con idee varie ed eventuali, i neocon dispersi, berlusconi ancora li' e bersani prossimo ad un posto al di sopra di se', baggio ha smesso di giocare e per fortuna, in parte, anche d'alema veltroni bossi.

Ps: monti alle politiche e maroni alla regione?




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10 novembre 2009

Suinerie - L'influenzato

Allora, facciamo un rapido avanzamento, come si dice dalle mie parti.

La settimana scorsa la suina mi beccai, e a 40 e rotti arrivai.
Sopravvissi al timore e al tremore, riso lesso ingurgitai e di seguito al cesso andai.
Vivo sono vivo, il mio bimbo sano è, lo sposalizio salvo sarà.

Dio è grande.


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28 ottobre 2009

Downsizing - Le puttane in giacca e cravatta (non) stanno cambiando

Tagliatori di teste, unitevi, che in tempo di carestia ogni testa va buttata via.
Nel mondo dei mostri siamo tutti cordialmente determinati, filosoficamente un solo verbo, musicalmente la solita litania - efficienza, rigore, saving, downsizing, ristrutturazione, turnaround.
Li seghiamo tutti, beviamo sangue, mangiamo umana angoscia, collochiamo, rispolveriamo, eliminiamo.
E la notte tranquillamente dormiamo.


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28 ottobre 2009

Brevi pensieri di ritorno

Ho compiuto 30 anni, ho un figlio di 1 anno e mezzo, tra poco mi sposo e in fondo questi 5 anni dalla fine di nilus, tra un gratto e un’orecchia, sono proprio volati.


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18 settembre 2004

cani, cagne, topi e scarafaggi

Ho un cane nel mio squallido appartamento metropolitano.

E’ un cazzo di bastardo, piccolo e brutto, abbaia in continuazione ma non fa paura neanche ad un gatto stronzo che gira per cornicioni e corridoi del condominio. Io volevo un pitbull. Un bel cagnaccio enorme, cattivo, sanguinario, con cui far azzannare qualunque vecchia incartapecorita che passa per la strada.

La mia padrona di casa me l’ha proibito, perché secondo quella scassacazzi succhiacazzi un pitbull è pericoloso e sporca dappertutto.

Che cazzo ne sappia lei, di cani, cagne, scarafaggi e topi d’appartamento, io proprio me lo chiedo. Io lo so che quella stronza pettegola non fa altro che spiarmi. Io lo so che non aspetta altro che mettere il suo sporco muso oltre la mia porta solo per curiosare e spifferare tutto quel che faccio ai miei fottuti vicini. Sì, io lo so che lei mi spia e controlla ogni mio movimento.

Direi che è arrivato il momento di darle una giusta lezione, a quella troia.

Domani le faccio saltare in aria la macchina. E se non capisce pianto una pistola alla tempia di quell’idiota handicappato di suo figlio.

 




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23 luglio 2004

apparizione

L’altra notte ho sognato. Forse un’apparizione. Spero satanica.

Il giorno dopo ho eseguito. Non ho ucciso il barbone che vive sotto casa mia. Né l'ho pestato a sangue.

Ho visto un uomo. In una Mercedes. Non l’ho fatto per rivalsa verso i ricchi. Anch’io sono ricco. Ma quel bastardo aveva bisogno di una lezione. I suoi occhi supponenti e snob non li sopportavo. La rabbia è salita dentro di me. Ho tirato fuori il mio coltello a serramanico e gliel’ho piantato nella schiena. Sì, l’ho aggredito alle spalle, da bravo figlio di puttana di un Bronx qualunque.

Qualche urla. Un’altra coltellata. Un calcio in bocca.

Poi sono scappato. 




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4 luglio 2004

addì, 4 luglio 2004

La straniante torbidezza della memoria si manifesta in impazienti parole riemerse e ricercate, quasi a voler definire quell’intervallo di tempo spesso definito anno, altre volte etichettato come cifra di sé, e perché no, anche come piccolo cuneo con cui sbattere dentro nel calderone del presente, addì, 4 luglio 2004, ciò che si percepiva di questi tempi giusto giusto un’estate fa.

Quando quel piccolo vortice risucchia-pensieri un po’ datati si rimette in moto cosa chiedere di più che tuffarsi in quella suburbana e poco frequentata piscina all’aperto con qualche boa spaiata, corsie interrotte ad altezza sfalsata e il tepore che si prova immergendosi in quell’acqua chiamata memoria.




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21 giugno 2004

mangiamoci a colazione

La mattina si svegliò. Le tapparelle facevano intravedere luci indistinguibili.

La luce, così flebile e fredda, nonostante fossimo in piena estate, non permetteva di delineare alcuna figura accanto alla sua. Era un’ombra nuda e cruda, come se ne vedono tante solo d’inverno.

Sì, era in effetti molto strano che in pieno agosto la camera da letto fosse così fredda e indecifrabile.

Si girò, pose la mano laddove lei doveva trovarsi. La sua mano si inumidì. Il torpore derivante dal sonno non gli consentì di capire all’istante. Alzò la propria mano e la sentì incrostarsi in un liquido a quel momento indecifrabile.

A quel punto realizzò. Non accese neppure la luce. Raccolse il coltello che trovò ai piedi del letto. Si avvicinò alla porta. Lo stomaco iniziò a contrarsi. Giunse al corridoio ed iniziò a vomitare, senza controllo ed esitazione.

Prese il coltello ed iniziò a ferirsi. Non ebbe il coraggio di affondare la lama. In realtà gli bastava solo scorgere il liquido rosso cadere ad ampie gocce a terra.

Non arrivò neppure alla cucina. Si distese a terra, con quel coltello in mano.

Chiuse gli occhi per riaddormentarsi. Respirò profondamente, appoggiando il coltello sul pavimento.

Cadde in un torpore improvviso. I sogni popolarono la sua mente.

Si risvegliò dopo qualche minuto e il coltello a striature rosse sembrò sparire, quasi non fosse mai esistito. 

 




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17 marzo 2004

Non sempre ciò che si vede si vive

Sognare in una notte un insieme eterogeneo di accadimenti che non hanno nulla a che vedere tra loro.

Vedersi a giocare a ping pong dopo anni in un localaccio squallido da periferia forse milanese, forse newyorkese, con muri scrostati, pareti multicolori e soffitti con tubature di gabinetti a vista.

Ingerire la propria dose di metropolitana -chissà quale metropolitana- e giungere in un luogo sconosciuto, prendere una macchina e farsi guidare da chi si ha solo la percezione e non la conoscenza, in un paese buio come la mezzanotte in un bosco rado.

Passeggiare da solo per il paese sconosciuto, incontrare un unico sguardo, quello di una vecchia che scruta, tossendo fortissimo, dalla finestra con persiane oblique per non farsi vedere ma sicuramente sentire.

Incontrare nuovamente chi ti ha guidato in quell’oscurità, passeggiare, camminare, accelerare il passo lungo ampie strade di periferia, tra macchine che sfrecciano, negozi con le serrande abbassate e luci che si stagliano nella notte.

Aspettare un tram che non c’è. Vederlo e non vederlo. Dissolversi e ritrovarsi in casa, su un letto, con un bicchiere in mano.

Aprire gli occhi, avere l’impressione di aver vissuto tutto, ma non esserne certi.

Non sempre ciò che si vede si vive.




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16 gennaio 2004

Ok, lo prometto, andrò in analisi.

Vabbè, c’avevo provato prima, poi ho ritentato.

Risultato: sono un misto di Hitler, Abramo Lincoln e Einstein, mentre fossi un film sarei per due terzi Il Padrino e un terzo Apocalypse Now.

Ora ditemi pure che soffro di personalità multiple e che un’analisi accurata sarebbe auspicabile.

Intanto mi accontento, almeno ho scampato Pecoraio Scanio e il tempo delle mele.




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13 gennaio 2004

il Viaggio (seconda puntata)

notte del venerdì santo, treno direzione Irun

La notte scorre pesante e senza brividi, tranne forse quelli che l’aria condizionata a temperatura polare sparata senza risparmio dall’espresso notturno provoca sulla pelle dei passeggeri presenti in quell’accozzaglia di latta e carne umana. E quando il controllore, spocchioso e francese, verso le tre di notte sveglia, urlando incomprensibili espressioni, i sonnolenti e infreddoliti interrailer, Andrea G. si risveglia da quel torpore tipico da sonno in treno, si palpa all’altezza delle tasche, si stropiccia gli occhi, respira a pieni polmoni quel puzzo metallico, trova il biglietto e glielo porge, sentendosi dire qualcosa contro questi italiani straccioni e irrispettosi.

Andrea G., riprende il biglietto, prende il suo lettore cd, ci infila dentro Led Zeppelin III, guarda il bigliettaio e lo saluta, dopodiché riprende a dormire al ritmo di Immigrant Song.

E inizia a sognare, in una veglia oscura a fasce luminose. Sogna delle sue future vite. Lui a trentanni, mentre piange per la morte di suo padre, con quelle immagini sfocate e improbabili, ma non così indefinibili e irrealistiche. Lui in un futuro estrapolato da qualsiasi contingenza, mentre fuma una sigaretta che non ha mai fumato. Lui in un letto, mentre sfoglia un giornale al rovescio con un buco nel mezzo dove inserisce la testa, quasi a volere confutare questa estraniante immagine.

Il sonno, inquietante ma delicato, porta con sé le ultime quattro ore prima dell’arrivo, e al risveglio Andrea G., arruffandosi un po’ i capelli con le dita, si chiede se non sia il caso di darsi una sciacquata prima dell’approdo in terra iberica, perché, per essere paragonato ad un punkabbestia, c’è ancora tempo. 

(qui la prima puntata - continua, ma forse no)




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13 gennaio 2004

Di Skype e di telefonate via internet: sfida ai monopolisti

Non serve essere dei profeti per prevedere che entro il medio termine (qualche anno) l’abbattimento delle distanze grazie alla tecnologia si possa verificare, in maniera dirompente, anche per quello che riguarda le comunicazioni telefoniche urbane, interurbane, internazionali e ai cellulari, andando ad impattare, in maniera diretta, nel settore, monolitico e monopolista, della telefonia fissa.

Ci si chiede come mai un ambito che solo da qualche anno ha conosciuto una seppur blanda ed annacquata concorrenza, non sia stato ancora stravolto dalla presenza di programmi di conversazione telefonica via internet a costo di connessione (Skype, tanto per citarne uno). Ci si chiede, inoltre, come mai le tariffe verso la telefonia cellulare dalla telefonia fissa siano ancora così elevate.

Le risposte per la verità, sono semplici. Il settore della telefonia standard (canone, tariffe ai fisse e ai mobili) è un retaggio storico delle ex-monopoliste Telecom nazionali che difficilmente vogliono lasciarsi sfuggire una miniera d’oro quasi fuori dal campo della concorrenza (pensiamo al canone fisso, appunto).

E’ chiaro che è difficile rinunciare a rendite di posizione, tra l’altro quasi supinamente accettate dai consumatori, che non puntano al vero breakthrough del mercato: sistemi multimediali integrati via web.

Nel caso in cui qualche produttore, o semplicemente qualche pioniere, appoggiato da società internet-oriented (facciamo il caso di Tiscali), riuscisse a mettere a punto dei programmi di telefonia via internet, migliorandoli, (in sostanza senza che ci debba essere quella scomoda alternanza delle voci nella comunicazione tipo walkie talkie) proponendola e adeguatamente spingendola sul mercato, per esempio, in un pacchetto adsl con cui fosse possibile anche effettuare telefonate ai cellulari di ultima e penultima generazione (collegati quindi al web), ecco che i monopolisti dovrebbero abbandonare le proprie rendite di posizione affrontando in maniera convinta ed ultimativa la sfida concorrenziale, da essi fino ad ora, in un modo o nell’altro, evitata.

Il che comporterebbe un grosso beneficio per i consumatori in termini di costi inferiori (anzi, direi nulli, se non quelli di un pacchetto internet) e di maggiore integrazione e convergenza tecnologica che accelererebbe, a cascata, il processo di informatizzazione della nostra vita.

Ma chi avrà la forza di lanciare la sfida allo status quo monopolistico?




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20 novembre 2003

celebrity deathmatch: nsr, nilus e grim in pieno vortice auto-referenziale

acclarato da qualche mese che nilus sia diventato una celebrita' a tutti gli effetti, l'ufficializzazione di questo postulato si trova nell'ultima opera di grim, intervista doppia alla regina delle regine e a nilus, vero viatico verso il (loro) successo

un grazie a **** che ha impostato graficamente l'intervista dopo i disastri perpetrati da grim medesimo




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13 novembre 2003

perché anche nilus ha frequentato la seconda elementare: età che vai, aggettivo che trovi

nei primi tre anni di elementari nella mia classe vennero tre maestre diverse

ricordo patrizia, la maestra che ci aveva tenuti il secondo anno, una ragazza molto giovane, carina e che ci aveva a cuore

ammetto che sono un immaturo e probabilmente non capisco quello che magari un giorno capirò, cioè come si potesse fare ad avere a cuore una classe di bambini rompipalle, spesso e volentieri poco svegli, capricciosi, sempre in movimento, poco diligenti, insomma, dei bambini

 

ma apparte questo, che poco centra, ricordo che a fine anno scolastico, sapendo che sarebbe andata via, regalò ad ogni bambino un libro, in base all’idea che si era fatta di ciascuno di noi

patrizia mi piaceva tanto, mi stava simpatica, appena potevo, parlavo con lei e lei gentile e dolce come sempre mi dava retta e mi rispondeva

 

lo scorso weekend ero nella natia terra friulana, e scartabellando tra vecchi libri è riemerso quel libro, “la luna di nonno perché”, scelto perché facevo sempre molte domande, curioso fino al grembiulino nero che indossavo

 

questo a dirlo delicatamente e dolcemente, alla maniera di patrizia, insomma

 

se invece che sette anni ne avessi avuti ventiquattro, bè, nella dedica che mi fece mi avrebbe scritto che ero proprio un gran rompicoglioni

 

 

postilla: se noi, per una ventina di carabinieri morti ammazzati in guerra, riusciamo ad essere così dolorosamente provati, bè, proviamo ad immaginare come si debba sentire una nazione ben più orgogliosa della nostra a cui tirano giù, in tempo di pace, un palazzetto non-qualunque da un centinaio di piani con dentro due tre migliaia di persone

[lo ammetto, questa era demagogica e semplificatrice, ma quel rospo in gola, prima o poi, dovevo sputarlo]

 




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10 novembre 2003

la produzione nei paradisi artificiali

non mi sono mai posto troppe domande sul perché scriva

domanda troppo filosofica e troppo a rischio genericismo, ora che punto all’immediato e al disimpegno

 

mi chiedo ora come, cioè in quali condizioni riesca a produrre, tipica domanda strettamente ombelico-centrica (omaggio verso chi si laurea domani)

 

questa domanda si coniuga alla perfezione con la ricerca del rito di cui parlavo qualche giorno fa

il rito è composto dal proprio pc, dalla propria scrivania, dalla propria musica, spesso e volentieri la stessa (bela lugosi’s dead-bauhaus, battiato, hendrix, beatles), magari sparata nelle orecchie, la propria stanza, possibilmente incasinata e ggiovane, nonostante il proprio rigor mentis razionalmente adulto che vuole il proprio desktop vuoto di icone

 

si scrive solo quando le dita prudono e il proprio file word “il raz 15” deve essere aperto a tutti i costi, pena l’infelicità eterna da mancanza di assecondamento del proprio ego e della propria mente, vero centro di gravità permanente di se stessi

 

si scrive, possibilmente dopo qualche sostanza alcolica ingerita, giusto per giungere più velocemente ai paradisi artificiali, per un empirico e personale tentativo di sperimentare su di sé il doping della parola, che tanto ci piace

 

si scrive quando si ha qualcosa da dire, e anche quando queste cose da dire si creano al momento, senza nessuna pianificazione programmatica, perché ogni incipit decide il destino del proprio pezzo, quasi fosse tirato a valle da quell’entropia di cui parlavo qualche sera fa

 

si scrive, sì, si scrive, perché è modo di vivere e masturbare la propria parola, perché non di sola carne e solo sangue si vive, in questo mondo empirico e (ir)razionale

 




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5 settembre 2003

grim qualche giorno fa aveva sonno..

ma neanch’io me la passo poi così bene..

ps: aggiungo tra l’altro che se grim avesse provato ad incontrare nsr, mostro joe e river dopo avermi tirato buca in quel di roma, mi sarei trasformato nella kathleen turner della guerra dei roses..

occhio che sono geloso, possessivo e voglio tutto per me, grim-mino mio..




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22 febbraio 2003

analisi psicologiche..

negli ultimi giorni sono stato definito:

tendente alla schizofrenia..

autore di deliri degni di uno squilibrato..

esaurito..

cattivo..

non buono..

idiota (più volte)..

nevrotico..

abbruttito psicologicamente..

qualcuno vuole unirsi?

ps: mi hanno detto di aggiungere arrogante..

 

 




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21 febbraio 2003

strategia militare..

ora che ci avviciniamo alla guerra ci vuole un po’ di ripasso di strategia militare..

questo link porta ad un sito in cui sono indicati un gran numero di libri ad hoc..

altro che risiko!

http://www.libreriamilitare.com/cgi-bin/select.cgi?cat=210

 




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21 febbraio 2003

la beatificazione..

il mito dell’avvocato..mi aspetto ora una fiction di canale 5 o di raiuno sulle sue gesta eroiche..

la benevolenza post-mortem è seguita alla piaggeria pre-mortem..

ad ogni frase pronunciata uno stuolo di omini emetteva grasse risate..

ad ogni banalità accompagnata dalla erre ammosciata il popolo sosteneva la sua superiorità nobiliare..

la ricerca della benevolenza..




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20 febbraio 2003

il sogno idrogeno

se si avvera almeno non si dirà che le guerre si fanno per il petrolio..

http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,170802,00.html

 

alleanza delle case automobilistiche:

http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,136683,00.html

 

l'idrogeno più nel dettaglio:

http://www.wwf.it/ambiente/earthpolicy/autoidrogeno.asp

 

il progetto california-idrogeno (eppoi diciamo che gli americani..): http://www.fuelcellpartnership.org/

 

 




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17 febbraio 2003

naso ebraico

io sostengo la superiorità della razza giudaico-semitica..

l’unico popolo che è stato capace di trasformare una piccola fetta di deserto nella zona con la più alta concentrazione di ricercatori universitari di tutto il mondo..

l’unica razza che ha popolato trasversalmente il mondo dei propri geni..

attaccare la razza semita è come voler distruggere il nostro lobo temporale della razionalità e dell’attitudine matematica..

chissà che siano capaci di trasformare la palestina in una democrazia non-terroristica..

il tocco di mida..




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14 febbraio 2003

..dopo le parole di blix..

pacifisti di tutto il mondo..lasciatevi andare a richieste di pace..più che potete..sarete tutti soddisfatti adesso..

sfogatevi ora finchè siete in tempo..divertitevi domani..che dopodomani è un altro giorno..

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/02_Febbraio/14/riunioneonu.shtml




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14 febbraio 2003

quando si dice..berluskaiser and the laws..

quando si dice che un governo opera per il bene comune e collettivo..

viva pinocchio..

http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,170160,00.html




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