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  nilus ovvero finzione e realtà..surrealismo e volontà..
 
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posologia: non prendere nilus troppo sul serio, rischio intossicazione da pseudo-concettualismo
 
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perché nilus?

perché nilus è il nilo...
è un flusso... di parole...
di pensieri... di stati mentali
perché nilus è un nick..come poteva esserlo mr pink
perché nilus è anonimo
perchè nilus è un fumetto
perchè nilus è multiforme
perchè nilus è il disimpegno

 
 
scrivetemi a:
nilus1979@katamail.com
 
 
 
il razionalista
Il razionalista vive in un mondo empirico e fisico. Il razionalista è pragmatico e calcolatore.
Il razionalista è pratico e razionale. Il razionalista è lucido.
Ad un certo punto il razionalista si sente inabile a gestire la vita.
Il razionalista ha bisogno di bruciare il proprio cervello.
Il razionalista beve di solito.
Ma il razionalista usa la ragione.
Il razionalista pondera ciò che fa. Quando il razionalista non pondera ciò che fa non fa mai stronzate allucinanti.
Il razionalista ha bisogno di allucinogeni. Il razionalista ha bisogno di non controllo.
Il razionalista ha bisogno di vivere una vita surreale.
Il razionalista non deve pensare ciò che è bene e ciò che è male.
Il razionalista deve fare ciò che l’istinto ordina. Il razionalista deve morire.
Al posto del razionalista deve nascere un semi-allucinato-razionale.


1 agosto 2004

ci sono uova

[storia anacronistica di metafisica bucolica]

Erano i giorni della luna a mezzo, e in fondo la luna neppure si vedeva. Troppo forte il sole in quello spaccato inciso tra collina e pianura, perfettamente intersecato, perfettamente dis-armonico e ardito in quei paesaggi pluralisti e sospesi.

Erano i giorni in cui ci si imbarcava per navi a carbone con equipaggi vintage, locomotive sbuffanti guidati da macchinisti con quei buffi berretti blu a visiera piatta.

Erano i giorni in cui si scappava da se stessi, o meglio, si scappava da alter-ità personali, di personalità e vite quasi dimenticate. Si prendevano pochi stracci, li si buttava alla rinfusa dove capitava e si andava alla ricerca, lanciandosi in camminate improvvisate e saporite, come tutte quelle bacche raccolte per strade circondate solo da alberi, verde e cimiteri.

Si vagava tra una curva e l’altra, fossero esse cieche a rischio scontro, fossero esse visibili e calcolabili, magari a spanne.

L’immanenza, in mezzo a tutto quell’animismo naturalistico, venne generosamente concessa da un soggetto cartaceo rettangolare e impreciso, dipinto a mano, rifinito con la passione di chi non vive che per quel “ci sono uova”.

Null’altro. “Ci sono uova”, e la parola, stranamente, si fermò.

Non c’era altro da dire, null’altro.

                                                                                                                                                                                                      




permalink | inviato da il 1/8/2004 alle 21:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa

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